Libri profetici

La Bibbia ebraica[1], come detto più volte, si divide in 3 grandi parti: Torah, Nebiim e Ketubim.

  1. a) La prima parte, la Torah (Legge, Istruzione), comprende i libri di: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio
  2. b) La terza parte, i Ketubim (gli scritti), comprende: Salmi Proverbi, Giobbe, Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qohelet, Ester, Daniele, Esdra, Neemia, 1-2 Cronache. Dunque una raccolta di testi di vario genere letterario
  3. c) La seconda parte, i Nebiim (profeti)comprende nella sua totalità il fatto profetico. Secondo la Bibbia ebraica abbiamo la seguente divisione:

I) i profeti anteriori (ri’sonim): Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele e 1-2 Re

II) i profeti posteriori (‘aharonim): Isaia, Geremia (Baruch e Lamentazioni), Ezechiele e i dodici minori (Osea, Nahum, Gioele. Habacuc, Amos, Sofonia, Abdia, Aggeo, Giona, Zaccaria, Michea, Malachia).

La Bibbia cristiana, come sappiamo, pone una divisione in quattro parti: Pentateuco, Storici, Sapienziali e Profetici.

Nella Bibbia ebraica la storia è in sé profezia, mentre in quella cattolica la legge permette di leggere la storia; questa produce una sapienza che porta alla profezia che preannuncia il compimento in Gesù di Nazareth.

1.2. Natura del profetismo[2]

Il profetismo è un fenomeno religioso-sociale non solo del popolo d’Israele ma è proprio anche della cultura dell’Antico Oriente. In Israele assume, però, un significato particolare in quanto si inserisce all’interno di una esperienza di fede unica e straordinaria[3].

Il profeta è un uomo straordinario in quanto è chiamato da Dio, ne diventa il portavoce ma all’interno di una società che è radicalmente religiosa.

In questo ambito l’azione profetica assume due caratteristiche: è conservatrice e contestatrice: i profeti, infatti, richiamano con la loro parola e con la loro opera gli eventi salvifici e alla luce di questi contestano la contraddizione tra fede e vita. Questo porta ad un altro fatto: il profeta d’Israele è profondamente inserito nella storia del popolo. “In genere si può riassumere la loro opera nella difesa e nello sviluppo del monoteismo, come esperienza di alleanza e nella promozione vigile e continua della speranza come tensione ai tempi escatologici”[4].

In questo senso, allora, il profeta è colui che ha la capacità di interpretare gli eventi reali nella loro verità.

1.3. Origine del profetismo

Possiamo sintetizzare questo fenomeno in due grandi momenti:

  1. Profetismo “antico”: secoli XII-X
  2. Profetismo “nuovo”: secoli IX-II (Daniele ?).

1.3.1. Il profetismo “antico” (XII-X)

Fanno parte di questo momento i cosiddetti profeti “non scrittori” o “profeti dell’azione”:

Samuele
Natan (2Sam 7 e 12)
Gad (2 Sam 24,11)
Ahia (1Re 22,8)
Elia (1 Re 17,1-2Re 2,12-12)
Eliseo (2 Re 1-13,20)
Michea (1 Re 22,8)
Il compito primario di questi profeti è quello di difendere il monoteismo.

1.3.2. Il profetismo nuovo

Fanno parte di questo gruppo i quattro profeti maggiori e i dodici minori. La loro caratteristica, fra le tante, è quella di essere “scrittori”; ma questo, ed è bene ricordarlo, non è il fatto più significativo di questo gruppo di profeti.

Sono queste le caratteristiche che fanno del profeta il mediatore fra Dio e il popolo:

  1. Il profeta è colui che ha la capacità di decifrare oggi la storia della salvezza.
  2. Il profeta è colui che sa indicare il modo di vivere.
  3. Nel profetismo antico è la storia (cronaca) che diventa profezia.
  4. Nel profetismo nuovo è la vita stessa del profeta che diventa strumento per interpretare la storia.

In conclusione possiamo affermare che il profeta è un uomo chiamato da Dio, è in un rapporto intimo con lui, è il suo portavoce”: Dt 18,9-22.

1.4.Il termine profeta  (nabi’)

Il verbo naba’ ha il significato di “comportarsi da profeta”, “agire da profeta”, “presentarsi in qualità di profeta”[5].

Nella forma niphal (forma passiva dei verbi ebraici) indica il “discorso profetico. La forma, come  compare nei testi biblici, ha suscitato varie discussioni fra gli studiosi.

  • naba’ : scaturire o come passivo del verbo bo’ (entrare, colui che è pervaso, posseduto da…)

Con questa interpretazione si vuole sottolineare l’aspetto estatico  dell’atteggiamento profetico.

  • nabi’: in relazione con l’accadico nabu (o nabum), cioè chiamare, nominare.

Ma il fatto più importante è se questa voce si attiva o passiva. Si tende a ritenere originario la forma passiva in quanto

  1. concorda con altre forme nominali (come masiah).
  2. l’accusativo accadico di nabium (“colui che è chiamato”)
  3. Il verbo naba’ si trova solo in coniugazioni riflessive e passive.

Questo termine al di fuori della Bibbia è documentato nelle lettere di Lachis, anche in aramaico e siriaco. Però di solito è preso in prestito dall’Antico Testamento nel quale ricorre ben 315 volte[6].

Il termine profeta deve essere messo a confronto con altri due termini che ricorrono nell’Antico Testamento: ro’eh e hozeh

  • ro’eh deriva dal verbo ra’ah (comunissimo nell’Antico Testamento) che significa “vedere”, ma in alcuni casi significa “avere visioni, avere rivelazioni” (cfr. Is 30,10; Ger 1,11; Am 7,8; 8,2, 9,1; Zc 1,8)
  • hozeh deriva dal verbo hazah (di uso poetico) significa anch’esso “vedere” ma anche “avere visioni, avere rivelazioni in relazione alla vera profezia (cfr. Nm 24,4; Is 2,1; 13,1; 30,10; Ez 12,27; 13,16; Sir 44,3) o alla falsa profezia (Ez 13,6.7.9.23).

Dai contesti in cui questi due termini sono inseriti non appare chiara quale sia la loro differenza di significato. Potremmo dire che questi termini designano l’attività di una persona che “parla a nome di Dio”. Per esempio Amos 7,10-17 segna il passaggio fondamentale dell’attività profetica.

  • Profeta e uomo di Dio (nabi’ ‘is ha’elohim)

 Vari sono i personaggi che hanno l’appellativo “uomo di Dio”:
Mosè: Dt 33,1; Gs 14,6; Sl 90,1; Esd 3,2
Davide: Nee 12,24.36; 2 Cr 8,14
Elia: 1Re 17,18.24; 2Re 1,9-13
Innominato uomo di Dio: 1Re 13,1-32

Dall’analisi dei vari testi tale appellativo non ha un valore propriamente tecnico; indica una persona che appartiene a Dio in forma particolare.

  • Profeta e gruppi di profeti

Vedi 1Sam 10,5-6.10-11; 19,20-24 e 28,6.15: gruppi di profeti.

1Re 19,10: Elia ed Eliseo.

Dai brani che abbiamo appena citato non possiamo trarre delle conclusioni certe su questi personaggi legati più dall’entusiasmo estatico (cfr. 1Sam 10,11; 18,10 e 19,20).

Questi gruppi di profeti hanno come caratteristica la fedeltà a Dio fino al sacrificio di sé (cfr. 1Re 19,10). 1Re 22 testimonia la loro presenza a corte come consiglieri.

  1. Profetismo extrabiblico (cfr. testo pp. 30-34)

2.1. Egitto
 Fra i vari reperti in nostro possesso quelli a cui fare riferimento sono:

  1. Profezia di Referti (2220 a.C.)
  2. Annunci di Ipu-Wer
  3. Racconti del contadino Khun-Anup (2000 a.C.)

Questi documenti mostrano una certa somiglianza con Is 8,23b-9,6; Mic 3,14; Ez 34 e Is 1,23 a livello di forma letteraria ma non fanno nessun riferimento ad una rivelazione divina, i personaggi principali non sono portatori di un messaggio degli dei e, infine, mancano del rapporto Profeta-Dio che è tipico del fenomeno profetico dell’Antico Testamento.

2.2. Canaan

  1. a) La stessa Bibbia ci testimonia la presenza dei profeti di Baal (cfr. 1Re 18).
  2. b) Un ufficiale egiziano Wen-Amon (1100 a.C.)
  3. c) Stele di Zakir (ritrovata agli inizi del ‘900) dove compare un oracolo di salvezza (1Re 20,31; Is37,4-6).
  4. d) Un testo ritrovato in Transgiordania che è databile tra il 750 e il 550 a.C.

2.3. Mesopotamia

  1. a) Profezia di Sulgi (cfr. Is 39,6)
  2. b) Discorso profetico di Marduk
  3. c) Discorso su una serie di monarchi buoni e cattivi (cfr. Dan 11,21ss e v. 45).
  4. d) 33 oracoli su 10 tavolette diretti al Re e alla famiglia reale (cfr. 2Sam 7; 1Re 11; Is 45,1-7: Deuteroisaia verso il Re Ciro).

2.4. Mari

Nel 1933 sono state ritrovate circa 25.000 tavolette (vicino a Palmira sulla riva destra dell’Eufrate). In questi reperti ci sono 35 oracoli. La somiglianza con i testi biblici sta nella frase “il dio mandò me…” (cfr. Es 7,16; Is 6,8; Ger 16,12).

Le caratteristiche di questi oracoli sono:

  1. a) centralità dell’essere mandato da Dio.
  2. b) salvezza condizionata dalle scelte del Re.
  3. c) familiarità con la corte.
  4. d) somiglianza di stile.

Ma i profeti della Bibbia
(a) danno vita ad una tradizione,
(b) annunciano una speranza escatologica,
(c) a Mari è troppo presente l’attenzione alla corte e al santuario.

Note

[1] . Sono esclusi dal Canone ebraico: Tobia, Giuditta, 1-2 Maccabei, Baruc e la lettera di Geremia (Bar 6), Ecclesiastico o Siracide e Sapienza e le aggiunte in greco del libro di Daniele (capitoli 13 e 14)

[2]. Si vedano le pagine 27-53 del libro di testo su: dimensione storica, sviluppo del profetiamo biblico, posizione sociale dei profeti, formazione letteraria degli scritti profetici, i generi letterari, il messaggio dei profeti (culto politica, giustizia, storia, nuova alleanza)

[3]. Cfr. FESTORAZZI F.-MAGGIONI, Il messaggio della salvezza, vol. II, LDC, Torino 1978, p. 102: confronto con il profetismo extra biblico.
[4]. Ibid., p. 102. Cfr. ad esempio la figura del profeta Elia in 1Re 18 e 19, la storia simbolica di Israele in Ez 16 come pure la storia delle infedeltà d’Israele in Ez 20, soprattutto il versetto 6.
[5]. Cf. DTAT, vol II coll. 6-24. Cfr. Am 7,12s e Ger 19,14.
[6]. Vedi statistica nel libro di testo alle pp. 29-30.

Bibliografia essenziale sul profetismo

A.VV., Profeti e Apocalittici, collana Logos vol. 3, LDC 1994
NOBILE M., Teologia dell’Antico Testamento, collana Logos vol. 8/1, LDC 1998, pp. 107-142.
SOGGIN J.A., Introduzione all’Antico Testamento, Paideia 19793, pp. 297-491.
BEAUCAMP E., I profeti d’Israele, EP 1988.
HESCHEL A., Il messaggio dei profeti, Borla 1981.
SPREAFICO A., I Profeti, introduzione e saggi di lettura, EDB 1993.
RENDTORFF R., Introduzione all’Antico Testamento, Claudiana 1990, pp. 153-149 e 250-323.
Dal Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana 20022

  1. VAWTER B., Introduzione alla letteratura profetica, pp. 244-262.
  2. Articoli vari sui singoli profeti, pp. 273-548.

JEREMIAS J., Profeta, in: JENNI-Westermann (a cura di), Dizionario teologico dell’Antico testamento, vol. II, Marietti 1982, pp. 6-24.
VON RAD G., Teologia dell’Antico Testamento, teologia delle tradizioni profetiche d’Israele, Paideia, 1974.