Le letture della domenica

Liturgia della Parola – 3 marzo 2024 

Terza domenica di Quaresima del tempo B

1. Dal libro dell’Esodo (20,1-17).
2. Salmo responsoriale (Sal 18) Rit.: Signore, tu hai parole di vita eterna. 
3. Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1,22-25).
4. Dal vangelo secondo Giovanni (2,13-25).

N.B. Per leggere il testo delle letture puoi cliccare sul link a fianco Bibbia CEI e cercare i testi biblici.

…  un contributo per riflettere e pregare

La liturgia della Parola di questa terza domenica di quaresima del ciclo B aiuta la nostra riflessione presentando tre letture che invitano a ripensare la nostra relazione con Dio. La prima lettura presenta il famoso Decalogo o 10 comandamenti nella versione del libro dell’Esodo (questi sono presenti anche nel libro del Deuteronomio 5,6-22). Questa legge segna due linee di relazione: una con Dio (i primi tre comandamenti) e l’altra con le persone iniziando dai genitori (gli altri sette). Ma questi comandamenti hanno un presupposto essenziale del quale non ci si può dimenticare per non fare perdere di significato al decalogo: la liberazione dalla schiavitù. Il popolo ebraico ha una legge da osservare perché finalmente è diventato un popolo libero in grado di scegliere da che parte stare. In questa libertà riconosce il proprio liberatore che gli ha dato senso e con il quale entra in una relazione di alleanza, di patto. Si tratta allora di una legge che trova il suo fondamento all’interno dell’uomo libero. Il Vangelo preso da San Giovanni presenta il famoso episodio dove Gesù scaccia quanti avevano fatto del Tempio un luogo di commercio. In questo passaggio del Vangelo di Giovanni è possibile rivedere tanti brani dell’Antico Testamento dove Israele, reso libero da Dio e portatore di una legge nuova, mercificava questo grande dono. Basta pensare al profeta Amos che accusa coloro che erano deputati a fare osservare la legge in 2,6-16. O anche il ciclo del profeta Elia che dedica la sua missione profetica a fare mantenere pura la fede in Dio (1Re 17 – 21 e 2Re 2). Così l’episodio del Vangelo va letto in questo senso: Gesù richiama alla purezza della fede perché l’incontro con Dio sia vero ed autentico. La fede non può essere mercificata.
La lettura presa da San Paolo richiama con forza questo aspetto: entrare nella logica nella quale Gesù diventa la nostra sapienza e la nostra forza anche se spesso è giudicato, allora come anche oggi, debole e non più attuale per l’uomo di oggi. Ma solo Lui, come dice il Salmista, ha parole di vita eterna.