Le letture della domenica

Liturgia della Parola – 26 maggio 2024 

Solennità della Santissima Trinità – Tempo B

1. Dal libro del Deuteronomio (4,32-34.39-40).
2. Salmo responsoriale (Sal 32) Rit.: Beato  il popolo scelto dal Signore.
3. Dalla  lettera di San Paolo apostolo ai Romani (8,14-17).
4. Dal vangelo secondo Matteo (28,16-20).

N.B. Per leggere il testo delle letture puoi cliccare sul link a fianco Bibbia CEI e cercare i testi biblici.

…  un contributo per riflettere e pregare

La liturgia della Parola della solennità della Trinità presenta tre letture che invitano ad una riflessione profonda su questo grande mistero e lo presentano, secondo il linguaggio musicale, in un crescendo. La lettura presa dal libro del Deuteronomio ricorda le grandi opere compiute in favore del popolo il quale da schiavo che era è diventato capace di libertà e decisione: l’intervento di Dio non solo ha creato l’uomo ma, in Israele, lo ha reso libero dalla schiavitù cui era stato ridotto.
La seconda lettura dalla lettera ai Romani di San Paolo mostra come lo Spirito di Dio donato rende figli in grado di avere una relazione unica con Dio: figli che possono gridare Padre; l’Abbà, di derivazione aramaica, dice proprio il legame oltre il giuridismo, pieno di affetto fra Padre e figlio.
Il Vangelo, che presenta il mandato missionario da parte di Gesù per i suoi discepoli, dice che Dio affida all’uomo il compito di rendere “discepole” tutte le genti nel nome della Trinità.
Ecco il crescendo che è proprio del mistero trinitario: grazie al Padre, al Figlio e allo Spirito chiunque da schiavo è chiamato ad essere libero, da libero a figlio da figlio a discepolo responsabile di partecipare a tutti questo grande dono.
Per questo possiamo dire con il salmista: “Beato il popolo scelto dal Signore”.

Riporto un brano tratto da S.Agostino, La Trinità 15,28,51
«Signore nostro Dio, crediamo in te, Padre e Figlio e Spirito Santo. Perché la Verità non avrebbe detto: Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, se Tu non fossi Trinità. Né avresti ordinato, Signore Dio, che fossimo battezzati nel nome di chi non fosse Signore Dio. E una voce divina non avrebbe detto: Ascolta Israele: Il Signore Dio tuo è un Dio unico, se Tu non fossi Trinità in tal modo da essere un solo Signore e Dio. E se Tu fossi Dio Padre e fossi pure il Figlio tuo Verbo, Gesù Cristo, e il Vostro Dono lo Spirito Santo, non leggeremmo nelle Sacre Scritture: Dio ha mandato il Figlio suo, né Tu, o Unigenito, diresti dello Spirito Santo: Colui che il Padre manderà in mio nome e: Colui che io manderò da presso il Padre.
Dirigendo la mia attenzione verso questa regola di fede, per quanto ho potuto, per quanto tu mi hai concesso di potere, ti ho cercato ed ho desiderato di vedere con l’intelligenza ciò che ho creduto, ed ho molto disputato e molto faticato. Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore. Dammi Tu la forza di cercare, Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta.
Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Fa’ che mi ricordi di te, che comprenda te, che ami te. Aumenta in me questi doni, fino a quando Tu mi abbia riformato interamente.
So che sta scritto: Quando si parla molto, non manca il peccato, ma potessi parlare soltanto per predicare la tua parola e dire le tue lodi! Non soltanto eviterei allora il peccato, ma acquisterei meriti preziosi, pur parlando molto. Perché quell’uomo di cui Tu fosti la felicità non avrebbe comandato di peccare al suo vero figlio nella fede, quando gli scrisse: Predica la parola, insisti a tempo e fuori tempo. Non si dovrà dire che ha molto parlato colui che non taceva la tua parola, Signore, non solo a tempo, ma anche fuori tempo? Ma non c’erano molte parole, perché c’era solo il necessario. Liberami, o mio Dio, dalla moltitudine di parole di cui soffro nell’interno della mia anima misera alla tua presenza e che si rifugia nella tua misericordia. Infatti non tace il pensiero, anche quando tace la mia bocca. Se almeno non pensassi se non ciò che ti è grato, certamente non ti pregherei di liberarmi dalla moltitudine di parole. Ma molti sono i miei pensieri, tali quali Tu sai che sono i pensieri degli uomini, cioè vani. Concedimi di non consentirvi e, anche quando vi trovo qualche diletto, di condannarli almeno e di non abbandonarmi ad essi come in una specie di sonno. Né essi prendano su di me tanta forza da influire in qualche modo sulla mia attività, ma almeno siano al sicuro dal loro influsso i miei giudizi, sia al sicuro la mia coscienza, con la tua protezione.
Parlando di Te un sapiente nel suo libro, che si chiama Ecclesiastico, ha detto: Molto potremmo dire senza giungere alla meta, la somma di tutte le parole è: Lui è tutto. Quando dunque arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste molte parole che diciamo senza giungere a Te; Tu resterai, solo, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa in Te.
Signore, unico Dio, Dio-Trinità, sappiano essere riconoscenti anche i tuoi per tutto ciò che è tuo di quanto ho scritto in questi libri. Se in essi c’è del mio, siimi indulgente Tu e lo siano i tuoi. Amen».