Le letture della domenica

Liturgia della Parola – 7 dicembre 2025

Seconda domenica di Avvento – Ciclo A 

1. Dal libro del profeta Isaia (11,1-10).
2. Salmo responsoriale (Sal 71) Rit.: Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.
3. Dalla lettera ai Romani di San Paolo apostolo (15,4-9).
4. Dal Vangelo secondo Matteo (3,1-12).

N.B. Per leggere il testo delle letture puoi cliccare sul link a fianco Bibbia CEI e cercare i testi biblici.

…. un contributo per aiutare a riflettere e pregare.

La liturgia della Parola di questa seconda domenica di Avvento presenta tre letture il cui tema centrale, come è tipico della liturgia, è dato dal ritornello del salmo responsoriale (Sal 71): Vieni, Signore, re di giustizia e di pace. La prima lettura riporta le parole del Profeta Isaia dove il germoglio di Iesse, cioè il Messia, nella pienezza dello Spirito è colui che riporta la giustizia con la forza della sua Parola e per questo il mondo troverà la pace oltre ogni speranza umana (forte l’immagine del bambino che potrà mettere la mano nel covo di serpenti velenosi senza nessuna conseguenza). La seconda lettura, presa dalla lettera ai romani di S. Paolo, presenta vari temi: la speranza è resa viva e sostenuta dall’ascolto delle Scritture, la concordia e l’unanimità fra i credenti per terminare con l’accoglienza nella diversità.
Il Vangelo presenta la figura di Giovanni Battista che invita con forza alla conversione al modo dei profeti dell’Antico Testamento (Is 40, 1-3 si tratta del famoso testo dove il profeta Isaia invoca la consolazione per il popolo). Dopo la descrizione di Giovanni Battista, l’evangelista ricorda che questa conversione non deve essere di facciata ma deve essere sentita e vissuta in modo autentico.
La venuta del Messia cambia la storia nella sostanza e non nell’apparenza.

8 dicembre – Immacolata Concezione  

1. Dal libro di Genesi (3,9-15.20).
2. Salmo responsoriale (Sal 97) Rit.: Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.
3. Dalla lettera San Paolo apostolo agli Efesini (,3-6.11-12).
4. Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38).

Commento

La solennità dell’Immacolata Concezione affonda le sue radici già nell’XI secolo fino a quando nel 1854 Papa Pio IX la proclamò come verità dogmatica. Questo testimonia quanto la fede della chiesa si senta coinvolta nella vicenda della giovane donna di Nazareth. La devozione nei suoi confronti è stata ed è veramente profonda. Questo viene testimoniato a vari livelli: dai molti movimenti religiosi a lei consacrati, dalla riflessione teologica, dall’arte, dalla letteratura. Basti pensare a tutta l’iconografia che la riconosce come la Madonna della tenerezza, come colei che indica la via. Al famoso passaggio di Dante nella Divina Commedia: «Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar sanz’ali» (Paradiso, XXXIII). La musica, poi, si è espressa e si esprime in modi diversi: dal gregoriano alla musica a noi contemporanea. Le chiese a lei dedicate ne fanno quel luogo dove chiunque, credente o non credente, può interrogarsi e trovare risposte significative.
Le letture bibliche di questa solennità puntualizzano che la condizione umana in Maria ha riacquistato quella grandezza che aveva perso con il peccato di origine commesso dai progenitori. Genesi mostra che l’uomo/la donna si sono persi in quanto avevano confidato nel tentatore che gli aveva promesso che potevano eguagliare Dio conoscendo il bene e il male, il Vangelo al contrario mostra che l’uomo/la donna sono divenuti grandi grazie all’umiltà di una semplice donna che si è fidata delle parole divine giunte a lei tramite l’angelo. Grazie a Maria, al suo sì, anche noi possiamo dire di avere “contemplato le meraviglie dell’amore di Dio” nell’incarnazione e nella salvezza portata dal Figlio Gesù.